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Ultimatum dell’Ue sullo smog: senza provvedimenti, Italia e altri 8 Paesi finiranno davanti alla Corte di giustizia

È ormai giunto agli sgoccioli l’ultimatum dell’Ue all’Italia e altri 8 Paesi – tra cui Francia, Germania e Spagna

Per prendere nuove misure antismog, e Bruxelles alza il pressing dopo averlo già posticipato una volta. Se entro venerdì sera non arriveranno sul tavolo del commissario all’ambiente Karmenu Vella provvedimenti «puntuali e credibili», scatterà infatti il rinvio davanti alla Corte di giustizia europea, dove sono già stati deferiti altri due Paesi, Bulgaria e Polonia

L’Italia, in zona Cesarini, sta ultimando «l’invio di un nuovo documento», ha quindi fatto sapere il ministro dell’ambiente Gianluca Galletti. Si tratta, ha spiegato, «dell’illustrazione di interventi, prevalentemente in materia di energia e mobilità, che non erano stati ancora portati a conoscenza della Commissione europea».

Vella aveva infatti convocato a Bruxelles lo scorso 30 gennaio un `minivertice´ ad hoc con i ministri dei 9 Paesi che hanno procedure d’infrazione aperte che rischiano il passaggio alla Corte Ue per la cattiva qualità dell’aria. Sul tavolo, però, è stato messo poco o niente di nuovo. «Bisogna essere chiari: l’Italia e tutti gli altri 8 Paesi partecipanti al summit ministeriale di martedì hanno presentato suggerimenti positivi, ma non sufficientemente incisivi per cambiare l’intero quadro generale», aveva messo in chiaro ancora qualche giorno fa il commissario.

Ora è scattato l’ultimo avvertimento: la Commissione, ha detto un portavoce, «procederà alla tappa finale della procedura d’infrazione a meno che misure credibili e puntuali non siano presentate entro domani». Anche perché è necessario che i Paesi si mettano «in regola urgentemente con quanto hanno concordato ma mai rispettato per molti anni», in particolare sui limiti di particolato e gas diesel.

Nei prossimi giorni la Commissione dovrà analizzare gli eventuali documenti ricevuti entro la scadenza del 9 febbraio, e quindi valutarli. La prossima tornata di procedure d’infrazione, in ogni caso, non sarà prima di marzo inoltrato – una possibile data potrebbe essere l’8. Anche con il deferimento alla Corte Ue, però, né l’Italia né gli altri 8 rischiano per ora di dover pagare multe, anche se la prospettiva diventa più vicina.

«Confido che il commissario Vella, con il quale abbiamo intensamente e proficuamente collaborato in questi anni, comprenda l’entità dello sforzo messo in campo dal nostro Paese per adottare soluzioni strutturali e permanenti in grado di risolvere un problema antico ma riacutizzato dai cambiamenti climatici», ha detto Galletti, secondo cui ci sono già «risultati evidenti» di un taglio degli sforamenti «dal 2000 a oggi del 70%» dei giorni con inquinamento superiore alla norma.

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È ormai giunto agli sgoccioli l’ultimatum dell’Ue all’Italia e altri 8 Paesi – tra cui Francia, Germania e Spagna – per prendere nuove misure antismog, e Bruxelles alza il pressing dopo averlo già posticipato una volta. Se entro venerdì sera non arriveranno sul tavolo del commissario all’ambiente Karmenu Vella provvedimenti «puntuali e credibili», scatterà infatti il rinvio davanti alla Corte di giustizia europea, dove sono già stati deferiti altri due Paesi, Bulgaria e Polonia.

L’Italia, in zona Cesarini, sta ultimando «l’invio di un nuovo documento», ha quindi fatto sapere il ministro dell’ambiente Gianluca Galletti. Si tratta, ha spiegato, «dell’illustrazione di interventi, prevalentemente in materia di energia e mobilità, che non erano stati ancora portati a conoscenza della Commissione europea».

Vella aveva infatti convocato a Bruxelles lo scorso 30 gennaio un `minivertice´ ad hoc con i ministri dei 9 Paesi che hanno procedure d’infrazione aperte che rischiano il passaggio alla Corte Ue per la cattiva qualità dell’aria. Sul tavolo, però, è stato messo poco o niente di nuovo. «Bisogna essere chiari: l’Italia e tutti gli altri 8 Paesi partecipanti al summit ministeriale di martedì hanno presentato suggerimenti positivi, ma non sufficientemente incisivi per cambiare l’intero quadro generale», aveva messo in chiaro ancora qualche giorno fa il commissario.

Ora è scattato l’ultimo avvertimento: la Commissione, ha detto un portavoce, «procederà alla tappa finale della procedura d’infrazione a meno che misure credibili e puntuali non siano presentate entro domani». Anche perché è necessario che i Paesi si mettano «in regola urgentemente con quanto hanno concordato ma mai rispettato per molti anni», in particolare sui limiti di particolato e gas diesel.

Nei prossimi giorni la Commissione dovrà analizzare gli eventuali documenti ricevuti entro la scadenza del 9 febbraio, e quindi valutarli. La prossima tornata di procedure d’infrazione, in ogni caso, non sarà prima di marzo inoltrato – una possibile data potrebbe essere l’8. Anche con il deferimento alla Corte Ue, però, né l’Italia né gli altri 8 rischiano per ora di dover pagare multe, anche se la prospettiva diventa più vicina.

«Confido che il commissario Vella, con il quale abbiamo intensamente e proficuamente collaborato in questi anni, comprenda l’entità dello sforzo messo in campo dal nostro Paese per adottare soluzioni strutturali e permanenti in grado di risolvere un problema antico ma riacutizzato dai cambiamenti climatici», ha detto Galletti, secondo cui ci sono già «risultati evidenti» di un taglio degli sforamenti «dal 2000 a oggi del 70%» dei giorni con inquinamento superiore alla norma.

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